“Pericolosa e stilisticamente discutibile”, è così che molti hanno etichettato la particolare posizione in sella del giovane Caleb Ewan, il “Pocket Rocket” classe ’94 che già vanta due vittorie in questo 2017. Ma si sa, i velocisti sono i matti del gruppo, sono quelli della forza bruta, quelli delle spallate a settanta all’ora, quelli dei sorpassi a fil di barriera. I velocisti sono quelli che non rinunciano a provarci, senza mai tirarsi indietro e Caleb non è uno che si tira indietro o che a paura di rischiare… 

 

Si parla molto, forse troppo della sua posizione allo sprint, una posizione atipica che ormai è diventata un vero e proprio marchio di fabbrica. Tutto parte dalla necessità di ottimizzare la sua pedalata per guadagnare quel chilometro orario che fa la differenza tra una vittoria ed un piazzamento: “Mi ero accorto di aver raggiunto il massimo dell’efficacia per quello che era il mio stile in bici ed ho realizzato che per guadagnare “l’extra” in grado di fare la differenza in una gara bisognava cambiare qualcosa.” Racconta l’australiano, “dai test in galleria del vento è emerso che con una posizione più bassa e protesa in avanti il guadagno in potenza e in aerodinamica sarebbe stato rilevante, così decisi di provarla. Ovviamente ripetere in gara quanto provato in allenamento non è stato facile: durante uno sprint pensi solo a spingere e a volte viene naturale tendere le braccia alzando il busto; per poter sfruttare questa nuova posizione ho dovuto cambiare completamente l’approccio alla volata, buttandomi in avanti prima di iniziare a spingere, non a sprint già lanciato, tenendo le braccia più flesse ed il bacino più spostato in avanti. Ho fatto molta fatica ma ne è valsa la pena.”

“Molti mi criticano dicendo che in questo modo non ottengo il massimo dalla pedalata, ma dai test è emerso il contrario ed i risultati parlano per me. All’inizio i miei amici mi facevano notare quanto fosse scomposta e pericolosa quella posizione e mi chiedevano cosa si provasse a pedalare col viso così vicino al tubolare, ma, in tutta onestà, durante lo sprint tengo lo sguardo fisso davanti a me, non guardo mai in basso quindi non sapevo dare una risposta. Mi sono reso conto di quanto fosse estrema quella posizione solo quando mi hanno mostrato delle riprese laterali di una mia volata: petto a pochi centimetri dal manubrio e viso a ridosso della ruota anteriore. Spaventoso.”

“Guardando quelle immagini ho iniziato a chiedermi cosa potrebbe accadere nel caso in cui colpissi un ostacolo, il braccio di uno spettatore o chissà cosa sulla strada. Verosimilmente finirei col viso a terra senza neanche avere il tempo di rendermene conto, ma in tutta onestà preferisco non preoccuparmi e quando arriva il momento penso solo a buttarmi in avanti e a spingere per tagliare il traguardo prima degli altri.”

P.B.

Fonti:

  • Ride media
  • Cycling weekly

 

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