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Per questa storia ci siamo dovuti trasformare in topi di biblioteca,  abbiamo faticato non poco a trovare notizie, ma ci tenevamo in modo particolare a raccontarvi di questo personaggio che, se si tralascia la spettacolarizzazione circense tipica della fine del diciannovesimo secolo, ha molto da insegnare, in particolare se si guarda alla voglia di mettersi in gioco e di non arrendersi neanche davanti a problematiche di natura medica apparentemente proibitive. Stiamo parlando di Joseph W. Grimes, con ogni probabilità il ciclista più pesante di tutti i tempi.

Diversi gli aneddoti che si rincorrono su questo omone statunitense, uno dei più emblematici racconta che stava per diventare artefice del fallimento della “Cleveland Bike”, azienda alla quale riconsegnò in garanzia i resti di circa duecento biciclette che continuavano a cedere sotto il suo peso. Alla Cleveland Bike furono abili a sfruttare questi episodi a loro favore progettando una bici ad hoc ed accostando definitivamente il loro nome a termini come “resistenza” ed “affidabilità“.

Quella che vi proponiamo è la cronaca di una delle uscite pubbliche del nostro grande grande personaggio tratta dal Sacramento Daily Union del 15 ottobre 1897:

“Una tonnellata di carne umana su una ruota di bicicletta. Sono con Joseph W. Grimes, il ciclista più pesante del mondo.

Ci teoviamo a Willimantic, Connecticut; siamo partiti da Boston per arrivare all’Hooker Hou & e. Hotel.  Joe pesa più di 250 chili ed al proprietario dell’hotel hanno iniziato a tremare le mani quando l’ha visto entrare dalla porta principale. Il cuoco ha avuto un assaggio dell’ “elefantezza” di quell’essere umano appena l’ha visto spuntare dal fondo del corridoio, la domestica è svenuta, mentre il ragazzo addetto all’ascensore è andato a nascondersi di corsa in uno stanzino. In fin dei conti tutto questo allarmismo era immeritato. Con il peso massimo ci siamo ritirati in camera, lì è riuscito a dormire su un letto normale senza che questo si rompesse rovinosamente facendolo cadere a terra; per farlo mangiare, il cuoco dell’hotel si era rifornito di sacchi di cereali e foraggio.  Infatti si diceva che la colazione del signor Grimes consistesse in due polli interi, otto chili di bistecche e un gallone di latte, ma nulla di più falso, gli addetti ai lavori hanno confermato che tutto ciò non è vero.
Passata la notte il mio grande compagno di viaggio è uscito dall’hotel per una sgambata sulla sua bici da 20-libbre, spingendo un 74 (!!!), la “Cleveland Bike”, l’azienda con sede a Cleveland che si è occupata di pesarlo in modo ufficiale conferma un peso superiore ai 250 chili, tutto ciò è stupefacente.
Dopo la sgambata Joe ha tenuto una sorta di conferenza con i presenti e per diverse ore una folla di curiosi l’ha circondato facendo domande che sarebbero risultate imbarazzanti per qualunque essere umano “normale”, arrivando addirittura a palpargli gambe e braccia. I suoi muscoli erano duri come tavole e parecchi medici che l’hanno visitato ne sono rimasti sorpresi, solitamente infatti i muscoli sviluppati in modo così anormale sono morbidi e flaccidi. Uno dei medici mi ha riferito che Mr. Grimes gode di ottima salute, eccezion fatta per qualche sporadico colpo di tosse. Ecco alcune delle questioni affrontate durante la visita medica di Joe:

Domanda — Quanto sei alto?
Risposta — Sei piedi e tre pollici (un metro e novanta).
D.— Quali sono le misure della tua gamba?
R. — Quarantadue pollici (un metro) la coscia e ventisei (70 centimetri) lo stinco.
D. — E il girovita?
R. — Sessantatre pollici (un metro e sessanta)
D. — Quanti anni hai?
R. — Ventotto.
D. — Naturalmente i vestiti sono realizzati su misura, vero?
R. — Sì.
D. — Utilizzi sempre l’abbigliamento sportivo?
R. — Sì, lo indosso quasi tutto il tempo. Porto solo un altro ricambio, ma ho anche un vestito elegante.
D. — Quando hai iniziato a pedalare?
R. — Alcuni anni fa, era il 1892.
D. — Hai mai raggiunto un peso superiore di quello attuale?
R. — Sì. Una volta pesavo 325 kg, ma era prima che iniziassi ad andare in bicicletta…

La giornata era torrida ma alle 11.23 il gigante partì per New York.

Joe è dovuto entrare di traverso nella portiera dell’auto, una Air Dine,  e una volta all’interno occupava due sedili. Dopo averlo visto, il conducente ha fatto segno agli altri di sedersi sul lato opposto per bilanciare la vettura. Viaggiò a bassa velocità per timore di incappare in qualche buca e distruggere la macchina.”

P.B.

Fonte: http://www.cdnc.ucr.edu

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