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Di appartenenza e di passione, di ciclismo indipendente e di fiero simbolo territoriale, di orgoglio e di cieca ostinazione, di lotta e di rivendicazione. Quella dell’Euskaltel Euskadi non è la semplice storia di una squadra di corridori professionisti. Oltre a rinnegare il giudizio del tempo, a ridurla in questi termini, si farebbe un torto a tutti coloro che hanno visto in quelle casacche arancioni un simbolo di identificazione e aggregazione. Si farebbe torto all’intera comunità basca, un popolo che rivendica da sempre la propria autonomia con tremenda passione. Gente che ha una lingua e una storia diversa dalla nazione a cui appartiene, uomini e donne che finirono sotto il dominio spagnolo, senza più riuscire ad uscirne.

E’ il 21 luglio 1512 quando i castigliani conquistano il regno di Pamplona, ma questa probabilmente è un altra storia. O forse lo è, ma solo fino a un certo punto, perchè in fondo se si vuol comprendere quel grido d’indipendenza, quello spirito di lotta basco ancor oggi più che vivo, non si può che far riferimento a quella data. Da allora, i baschi sono orfani di nazione e per forza di cose hanno dovuto rifugiarsi nell’identificazione di altri simboli aggregativi. La lingua è sicuramente il primo di questi marchi identificativi, poi vengono tutti gli altri. E tra questi, un ruolo importante, almeno nel passato recente, lo hanno giocato le associazioni sportive.

Nel calcio c’è l’Athletic Bilbao, nel ciclismo c’era l’Euskaltel Euskadi. Rappresentative agonistiche in controtendenza, ostili ad aprirsi alla pubblicità e alla globalizzazione. Club che includono ed includevano tra i loro tesserati atleti nati o formatisi esclusivamente tra i territori storici di Alava, Bizkaia, Gipuzkoa e Navarra. Insomma una sorta di nazionali basche, spesso sovvenzionate da imprese e istituzioni locali. Formazioni professionistiche per cui fare il tifo negli stadi così come sulle strade. Questo è stata l’Euskaltel Euskadi, un punto di riferimento per la gente e l’incarnazione ciclistica dello spirito di un popolo. Il sogno proibito di un ex-taxista  (Miguel Madariaga) innamorato del ciclismo, a cui venne l’idea di una squadra autarchica…

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